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La signora del terzo piano 2


di Riservato1987
30.09.2025    |    6.239    |    4 9.9
"Uscii di casa, il sole del mattino che mi accarezzava il viso, e mi incamminai verso la mia auto..."
Passarono giorni, ma il ricordo di quella sera era indelebile. Ogni incontro per le scale diventava un gioco di sguardi, carico di promesse e desideri inespressi. Lei era sempre accompagnata dal marito, e ogni volta che ci incrociavamo, sentivo il peso del suo sguardo, un misto di curiosità e attesa.
Una sera, mentre tornavo dal lavoro, la trovai fuori al cancello. Stava uscendo, il cappotto elegante che le avvolgeva la figura. «Vado a fare una passeggiata,» disse, con un sorriso che prometteva molto più di una semplice camminata. «Mi farebbe piacere se mi accompagnassi. Sono sola, mio marito è partito stamattina.»
Accettai senza esitare, e insieme ci incamminammo verso il parco. L'aria era fresca, ma il calore del suo corpo accanto al mio era sufficiente a riscaldarmi. Camminammo in silenzio per un po', finché non ci trovammo in un angolo più isolato del parco, lontano da occhi indiscreti.
«Mi piace questo posto,» disse, fermandosi vicino a un albero. «È tranquillo, e nessuno può vederci.»
Le sue parole erano un invito, e non esitai a rispondere. La presi tra le braccia, stringendola a me, e le nostre labbra si incontrarono in un bacio profondo e passionale. Le mie mani scivolarono sotto il suo cappotto, esplorando la sua pelle liscia e calda. Lei gemette contro la mia bocca, il suo corpo che si premeva contro il mio.
La spinsi delicatamente contro l'albero, sollevando il suo cappotto e la gonna. Le sue mutandine erano già bagnate, e le scostai per trovare il suo clitoride. Lo strofinai con movimenti circolari, facendola ansimare e inarcare contro di me. Quando la sentii pronta, le abbassai le mutandine e le sollevai una gamba, appoggiandola contro l'albero.
Entrai in lei con un colpo deciso, sentendo la sua figa stretta e bagnata che mi avvolgeva. La scopai con forza, i miei fianchi che si muovevano rapidamente, il suono dei nostri corpi che si scontravano riempiva l'aria. Lei gemette e urlò, il suo piacere che cresceva con ogni spinta.
«Più forte,» ansimò, e obbedii, aumentando il ritmo e la profondità delle mie spinte. La sentii contrarsi intorno a me, il suo orgasmo che la travolgeva, e il suo grido di piacere risuonò nel parco.
Una volta venuta, si staccò dall'albero, sistemandosi i vestiti. Mi guardò con un sorriso malizioso e disse: «Il tuo cazzo è troppo grosso e non posso più farne a meno.»
Mi prese la mano e aggiunse: «Non è finita qui,» con un tono che prometteva molto di più. «Andiamo da me ora.»
Giunti nel suo appartamento, mi condusse direttamente in camera da letto. Si inginocchiò davanti a me, slacciandomi i pantaloni con mani tremanti. Il mio cazzo era duro e pulsante, e lei lo prese in bocca con maestria, la sua lingua che danzava intorno alla cappella.
Mi spinse sul letto, dove salì sopra di me, le sue gambe che si avvolgevano intorno ai miei fianchi. Si abbassò su di me, prendendomi dentro di sé con un gemito. Cavalcò con foga, i suoi seni che rimbalzavano, i suoi gemiti che riempivano la stanza. Dopo qualche minuto, la sentii contrarsi di nuovo, il suo secondo orgasmo che la travolgeva, e venni insieme a lei, riempiendola con il mio caldo seme.
Rimanemmo sdraiati, i nostri corpi stremati e sudati, i nostri respiri che si mescolavano. «Rimani con me stanotte,» sussurrò, accarezzandomi il cazzo. «Rimani e facciamo finta che il mondo là fuori non esista.»
Acconsentii, e ci addormentammo avvolti l'uno nell'altra. Durante la notte, mi svegliai con il bisogno di lei. Mi avvicinai e le misi il cazzo in bocca. Lei si svegliò con un gemito, la sua lingua che immediatamente iniziò a lavorare con precisione, leccando e succhiando con una passione che mi fece impazzire. Le sue labbra si chiusero intorno a me, creando un vuoto perfetto che mi faceva impazzire.
La feci girare a quattro zampe, il suo culo perfetto che si offriva a me. Entrai in lei con un colpo deciso, sentendo la sua figa stretta e bagnata che mi avvolgeva come un guanto. Iniziai a scoparla con forza, i miei fianchi che si muovevano rapidamente, il suono dei nostri corpi che si scontravano. Lei gemette e urlò, il suo piacere che cresceva con ogni spinta.
«Più forte,» ansimò, e aumentai il ritmo e la profondità delle mie spinte. La sentii contrarsi intorno a me, il suo orgasmo che la travolgeva, e il suo grido di piacere «cazzo sei un toro» disse, ed io continuai a scoparla con foga, sentendo il mio stesso piacere crescere fino a diventare insopportabile.
Estrassi il mio cazzo e con un grido, venni, riempiendole il viso con il mio sperma caldo e denso. Lei continuò a leccare e succhiare, ripulendomi completamente, non lasciando neanche una goccia. Mi sdraiai di nuovo, esausto ma soddisfatto, mentre lei si accoccolava accanto a me, il suo corpo caldo e soddisfatto.
Il mattino seguente, mentre mi alzavo dal letto, mi chiamò e mi disse di raggiungerla in bagno.
La raggiunsi, e la trovai a gambe aperte, completamente esposta, con la figa rossa e gonfia. «Guarda come mi hai conciato, ora voglio che mi scopi il culo,» disse, con un tono deciso e carico di desiderio.
Non esitai nel farlo. La girai rapidamente, posizionandola sul lavandino a pecorina. Le mie mani esplorarono il suo corpo con urgenza, scivolando lungo la sua schiena e sui suoi fianchi. Mi chinai su di lei, insalivai il suo buco del culo con la mia saliva, preparandolo per la penetrazione.
Le scostai i capelli, rivelando il suo collo, e la baciai mentre entravo in lei lentamente, spingendo solo la cappella dentro di lei, sentendo la sua resistenza cedere poco a poco. Lei gemette, il suo corpo che si inarcava contro di me. Spinsi più a fondo, il mio cazzo che scivolava dentro il suo culo stretto, centimetro dopo centimetro, fino a essere completamente dentro di lei.
La scopai con movimenti lenti e profondi, il mio cazzo che scivolava dentro e fuori dal suo culo stretto.
Gemette e urlò, il suo piacere che cresceva con ogni spinta. La sentii contrarsi intorno a me, il suo orgasmo che la travolgeva, e venni insieme a lei, riempiendola con il mio seme caldo.
Mi feci una doccia veloce, lasciando che l'acqua calda lavasse via ogni traccia del nostro incontro. Uscii dal bagno, asciugandomi con un asciugamano, e mi vestii rapidamente, sentendo ancora il suo profumo sulla pelle.
Mentre mi preparavo per andare al lavoro, non potei fare a meno di sorridere, contendo e soddisfatto. Il ricordo delle sue urla di piacere, del suo corpo che si inarcava contro il mio, mi riempiva di una soddisfazione che andava oltre il semplice appagamento fisico.
Uscii di casa, il sole del mattino che mi accarezzava il viso, e mi incamminai verso la mia auto. Durante il tragitto, la mia mente era già proiettata verso i giorni a venire, verso le notti che avremmo potuto passare insieme, esplorando ogni centimetro dei nostri corpi, senza freni, senza limiti.
Pensai a come avrei potuto sorprenderla, a nuovi modi per farla gemere e urlare, per farla perdere completamente il controllo. Il pensiero di avere il suo corpo a mia disposizione, di poterla prendere in qualsiasi momento, mi eccitava e mi faceva sentire potente.
Arrivato in ufficio, mi sedetti alla mia scrivania, aprendo il portatile con un sorriso. Il lavoro sembrava una distrazione piacevole, qualcosa da fare mentre aspettavo con impazienza il momento in cui avrei potuto rivederla, toccarla, assaporarla.
A metà mattinata, mentre ero immerso nel lavoro, il mio telefono vibrò. Era un messaggio da lei. Lo aprii con un sorriso, curioso di sapere cosa avesse da dirmi.
"Mi fa male tutto, ma ti aspetterò per cena stasera. Non vedo l'ora di rivederti."
Le sue parole mi fecero sorridere ancora di più. Il dolore che sentiva era un ricordo tangibile della nostra notte insieme, un promemoria di quanto fosse stata intensa e passionale. E il pensiero di rivederla, di esplorare ancora il suo corpo, mi riempiva di anticipazione...

Continuo?....😁


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